Totti day, emozioni e lacrime all’Olimpico per l’ultima del capitano

In uno stadio Olimpico sold out solo per lui, Francesco Totti ha dato l'addio al calcio.

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In uno stadio Olimpico sold out solo per lui, Francesco Totti ha dato l’addio al calcio

E’ stato un Francesco Totti più commosso che mai quello che ieri sera abbiamo visto nella sua festa di addio, che non ha saputo trattenere l’emozione davanti al suo pubblico, e che ha mostrato il suo lato più umano, rivelando come lui stesso ora ha paura, e di come ha bisogno in questo momento, come non mai, dell’aiuto del suo pubblico, che non ha smesso mai di amarlo e che tutt’ora non riesce a metabolizzare il suo ritiro.

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Un addio che crea un vuoto generazionale all’interno della tifoseria giallorossa, che è cresciuta con il mito di Totti per venticinque anni, e che difficilmente riuscirà a ritrovare un uomo ed un calciatore con le sue stesse qualità. Già, perché quella di Totti più che una carriera calcistica dei tempi moderni, assomiglia più ad una favola d’altri tempi, in cui non importava prendere lo stipendio più alto, ma contava semplicemente indossare la maglia della squadra che si amava, perché non c’era nulla di più importante al mondo. Totti, per i tifosi giallorossi e non solo, ha rappresentato questo, un uomo che è stato in grado di rifiutare i grandi club che lo hanno corteggiato per giocare sempre con la stessa maglia, quella maglia che per lui è una seconda pelle.

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Ed è per questo motivo che Totti a Roma non è stato, e non sarà mai, un giocatore come gli altri, perché per i tifosi giallorossi che lo hanno amato durante questi venticinque anni, Totti è come un familiare, una persona a cui volere bene al di là di qualunque cosa possa fare, perché Totti, più semplicemente Francesco, è stato parte integrante della vita di ognuno di loro nel corso della vita, dallo scudetto al triste 26 maggio, dall’infortunio contro l‘Empoli a quel rigore contro l’Australia.

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Per capire meglio cosa è stato, e cos’è Totti per la Roma, non c’è altro modo che leggere la lettera scritta da lui ieri per la sua tifoseria:

«Grazie, Roma. Grazie mamma e papà, grazie a mio fratello, ai miei parenti, ai miei amici. Grazie a mie moglie e ai miei tre figli. Ho voluto iniziare dalla fine, dai saluti, perché non so se riuscirò a leggere queste poche righe. È impossibile raccontare 28 anni di storia in poche frasi. Mi piacerebbe farlo con una canzone o una poesia, ma non sono capace di scrivere. Ho cercato di esprimermi attraverso i miei piedi, con i quali mi viene tutto più semplice. A proposito, sapete qual era il mio giocattolo preferito? Il pallone. Lo era e lo è ancora. Ma a un certo punto della vita si diventa grandi. Così mi hanno detto, che il tempo l’ha deciso. Maledetto tempo. È lo stesso tempo che quel 17 giugno 2001 avremmo voluto passare in fretta. Non vedevamo l’ora di sentire l’arbitro fischiare per tre volte, mi viene ancora la pelle d’oca. Oggi il tempo è venuto a bussarmi sulla spalla dicendo che dobbiamo crescere.

«Da domani sarai grande. Levati pantaloncini e scarpini, da oggi sei un uomo e non potrai sentire l’odore dell’erba così da vicino, il sole in faccia, l’adrenalina che ti consuma e la soddisfazione di esultare. Mi sono chiesto in questi mesi perché mi stiano svegliando da questo sogno. Avete presente quando siete bambini, state sognando qualcosa di bello e vostra madre vi sveglia per andare a scuola? Mentre voi volete continuare a dormire e provate a riprendere il filo di quella storia e non ci si riesce mai? Stavolta non era un sogno, ma la realtà. Io voglio dedicare questa lettera a tutti voi, ai bambini che hanno tifato per me, a quelli di ieri che sono cresciuti e forse sono diventati padri. E a quelli di oggi che magari gridano Totti-gol. Mi piace pensare che la mia carriera diventi per voi una favola da raccontare… questo è il pezzo più brutto. Ora è finita veramente. Mi levo la maglia per l’ultima volta.

«La piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Scusatemi se in questo periodo non ho rilasciato interviste e chiarito i miei pensieri, ma spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura. Non è la stessa cosa che si prova di fronte alla porta quando devi segnare un calcio di rigore. Questa volta non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa ci sarà dopo. Concedetemi un po’ di paura. Questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore. Quello che mi avete sempre dimostrato. Con il vostro affetto riuscirò a voltare pagina sicuramente e a buttarmi in una nuova avventura. Ora è il momento di ringraziare i compagni di squadra, i tecnici, i dirigenti, i presidenti, tutte le persone che hanno lavorato accanto a me in questi anni, i tifosi, la Curva Sud, un riferimento per noi romani e romanisti. Nascere romani e romanisti è un privilegio. Fare il capitano di questa squadra è stato un onore. Siete e sarete sempre nella mia vita. Smetterò di emozionarmi con i piedi ma il mio cuore sarà sempre lì con voi. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di aver dato 28 anni d’amore».

Articolo di Cristiano Morelli

Totti day, emozioni e lacrime all’Olimpico per l’ultima del capitano ultima modifica: 2017-05-29T09:03:42+02:00 da Cristiano Morelli