C’era una volta la Roma di Di Francesco

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Dovevano essere le due settimane fondamentali per mettere al sicuro il quarto posto in campionato e per provare a fare la storia in Champions League, invece è successo tutt’altro. L’impronta di inizio stagione che Di Francesco sembrava essere riuscito a dare alla squadra, sembra come svanita nel nulla dopo il pareggio con il Genoa, tanto che la Roma da cinica e spietata, si è trasformata in timida ed inconcludente, roba da far impallidire Stevenson con il suo dott. Jekyll e mister Hyde.

Una Roma che sembra sempre essere lì per lì per fare il salto di qualità per raggiungere i grandi traguardi, ma che quando deve dare l’esame di maturità sbaglia sempre. Lasciando da parte il capitolo Champions League, forse la migliore mai giocata dalla Roma, c’è il rimpianto della Coppa Italia, forse l’unico traguardo in cui i giallorossi potevano fare realmente la differenza e che è stato buttato via al vento, e poi c’è l’incognita campionato, in cui la lotta per arrivare almeno al quarto posto diventa ogni giorno sempre più aspra.

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In molti stanno dando addosso al tecnico abruzzese per le sue scelte, imputandogli il troppo turnover, ma sta di fatto che non possono giocare sempre gli stessi e che il tecnico deve fare delle scelte in base anche alle esigenze fisiche dei giocatori. Sicuramente Di Francesco ha commesso degli errori, ma chi più di tutti sembra commetterli è la società, che da anni ormai sembra non essere in grado di capire le esigenze dei tecnici. Il mercato di gennaio per la Roma è stato l’emblema del fallimento della stagione, partita in pompa magna ad agosto, e praticamente già finita a dicembre. Di certo Monchi avrebbe dovuto aiutare di più Di Francesco portandogli qualche giocatore idoneo alle sue idee di gioco, e soprattutto in grado di giocare, perché se per esempio andiamo ad analizzare l’affare Silva, a sette partite dalla fine, il calciatore non è ancora pronto, ed il risultato è stato lo sfruttamento di Kolarov fino all’ultimo respiro e l’adattamento di Juan Jesus che in realtà sarebbe il terzo centrale. Per non parlare poi di Karsdorp, preso pure lui già infortunato, e su cui la sfiga ci si è accanita, e la scelta di sostituire Moreno con Capradossi, che significherebbe che se Manolas e Fazio non fossero disponibili, la coppia di centrali della Roma sarebbero Capradossi-Jesus, anche se molto più probabilmente Di Francesco metterebbe De Rossi centrale, dovendo inventarsi l’ennesima adattamento.

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Ed è proprio la parola adattamento la chiave della campagna acquisti fallita dalla Roma. Pensiamo per esempio a Schick, sicuramente un giovane delle ottime potenzialità, ma che non c’entra nulla con la tipologia di giocatore che Di Francesco aveva chiesto, poi c’è l’ennesimo anno di Florenzi adattato terzino, senza poi parlare di Gerson che si fatica a capire quale sia il suo ruolo. L’unica speranza che resta e che Monchi possa imparare dai suoi errori e che non faccia come i suoi predecessori, e che invece di pensare a comprare o ad vendere nomi, si ragioni più sui calciatori che possono essere utili alla causa, perché per il momento l’acquisto più costoso della storia della Roma, nelle scelte del tecnico, viene dopo Defrel, e questo la Roma non se lo può permettere.

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La Redazione

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C’era una volta la Roma di Di Francesco ultima modifica: 2018-04-08T14:46:15+02:00 da Cristiano Morelli