Roma Heroes. Festival di Teatro Rom Internazionale

6 | 7 | 8 novembre 2025

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"Ko Sem Me". Foto di Helga Tóth

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Roma Heroes, Festival di Teatro Rom Internazionale

6 | 7 | 8 novembre 2025

Un’intervista a Sebastiano Spinella, direttore artistico del Festival

A cura di Francesca Ciccariello

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“Cannibals”.  Foto di Tina Ilhász

Anche quest’anno SpinTime Labs ospiterà il Festival di Teatro Rom Internazionale, una tre giorni di teatro inteso come spazio di resistenza culturale, di presa di parola collettiva e di riscrittura condivisa della realtà. Ho incontrato Sebastiano Spinella, direttore artistico e organizzatore di ROMA HEROES insieme a Giulia Massimini.

Ciao Sebastiano! Qual è il significato dietro il nome scelto per il festival, “ROMA HEROES”?

Il nome nasce da un’idea poetica: quella che in ogni essere umano si nasconde un eroe.
L’eroismo, infatti, non è solo un gesto straordinario, ma vive nei piccoli atti quotidiani in cui scegliamo di vincere l’indifferenza, di non voltare lo sguardo di fronte alle ingiustizie, e di aprire spazio dentro di noi all’empatia, alla solidarietà e al sostegno verso la vita in tutte le sue forme. Nel nostro caso, chiamiamo Eroi Rom tutte quelle persone — Rom e non Rom — che con azioni grandi o piccole si impegnano a superare stereotipi e pregiudizi, a contrastare il razzismo e a riconoscere l’umanità e il diritto all’esistenza della comunità Romanì. Un diritto fondato sul rispetto delle diversità e sulla pari dignità di tutte le culture ed etnie, in dialogo con una società ancora fortemente segnata da una visione dominante di stampo occidentale.

Sono già anni che il progetto internazionale di teatro Rom viene portato avanti, e quest’anno la vostra compagnia è andata in Ungheria prima, in Romania poi. Com’è andata, puoi dirci qualcosa?

A Budapest è sempre una gioia tornarci, perché è lì che questa nuova avventura è iniziata, partecipiamo al festival ogni anno dal 2018. “Roma Heroes 2025” quest’anno con il significativo sottotitolo “Survivors” è un momento di gioia nell’incontro tra artisti e compagnie dai quattro angoli dell’Europa, vissuto e condiviso con il pubblico tra la creatività e la meraviglia del teatro. A Bucarest abbiamo partecipato a due diversi festival “Kathe Akana” e Septamana Teatrului Rom ricevendo una calorosa accoglienza del pubblico con il nostro spettacolo “Aspettando Bo” di ispirazione beckettiana. A metà ottobre abbiamo partecipato al forum teatrale internazionale “Out of the Frame” dove abbiamo presentato il primo studio della nuova produzione teatrale per il 2026 dal titolo Ko Sem Me? (Chi sono io?) che vede sulla scena oltre ai nostri attori più “navigati” un gruppo di giovani leve delle comunità Rom insieme a ragazze e ragazzi di varia origine, principalmente delle periferie romane.

Credo che questi scambi internazionali portano grossi benefici, sia per gli artisti sia per il pubblico. Quanto la collaborazione con altri paesi viene supportata dalle istituzioni italiane?

Dal 2002 mi dedico a progetti di inclusione rivolti ai giovani Rom, che oggi testimoniano con forza quanto i linguaggi dell’arte possano essere strumenti potenti di crescita e partecipazione sociale. Purtroppo, le istituzioni italiane continuano a considerare l’arte principalmente come un bene di consumo, legato all’economia turistica, e non come un motore di trasformazione e inclusione. È solo all’estero che ho trovato rispetto, attenzione e sostegno concreto. Paradossalmente, sono proprio quei Paesi dell’Europa dell’Est, spesso considerati “poveri” e che guardano all’Italia come alla culla dell’arte, ad aiutarci oggi a finanziare le nostre attività, mentre l’Italia continua a ignorarle.

Dal 2018 facciamo parte attiva della rete europea di artisti e compagnie teatrali provenienti dalle comunità Rom di diversi Paesi: Ungheria, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Irlanda, Scozia, Germania, Spagna — e la rete è in continua espansione.

Il popolo Rom è presente in tutti i continenti e, come molte altre minoranze etniche, le giovani generazioni stanno oggi riappropriandosi della propria identità e del diritto all’autodeterminazione.
Ispirata ai valori di un’Europa dei popoli — e non soltanto dell’economia e (di sicuro non) delle guerre (e delle armi), come purtroppo testimonia la drammatica attualità — la rete Roma Heroes promuove la produzione di spettacoli e eventi tematici per proporre una nuova narrazione dell’essere Rom, a partire dall’auto-rappresentazione.

Parallelamente, la rete europea realizza attività educative contro l’anti-ziganismo e per l’inclusione sociale, rivolte a scuole, università e alla società civile. Tutte le iniziative si fondano sul linguaggio teatrale, che favorisce il dialogo e l’apertura verso “l’altro”, promuovendo una reale inclusione della comunità Rom, con particolare attenzione alle giovani generazioni.

Inoltre, vengono organizzati percorsi di formazione professionale nei mestieri e nelle maestranze del teatro, dedicati ai giovani della comunità che si avvicinano a questo mondo per passione, talento e vocazione artistica.

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“Giuvlipen”.  Foto di Andreea Campeanu

Qual è il pubblico tipico del Festival?

Il nostro pubblico è eterogeneo: comprende sia appassionati di teatro sia professionisti provenienti dall’ambito artistico e da quello sociale. Negli anni il numero degli spettatori è cresciuto costantemente, segno che i nostri spettacoli riescono a parlare a pubblici diversi, oltrepassando i confini del cosiddetto “teatro sociale” per approdare anche ai festival di teatro d’arte e alle rassegne internazionali.

Non cerchiamo il prestigio né la fama fine a sé stessa, ma sì la visibilità, intesa come possibilità di incontro, di scambio e di ispirazione. Il nostro obiettivo è suscitare riflessione e incoraggiare altri — artisti, educatori, cittadini — a impegnarsi, ciascuno con i propri mezzi, per contribuire a un cambiamento reale e al miglioramento della società umana.

Leggendo il programma che mi hai mandato, oltre agli spettacoli che mi incuriosiscono, c’è anche un fatto bello che voglio segnalare: giovedì 6 novembre gioca la Roma e porterete i ragazzi Rom a vedere la partita! Un momento di condivisione che fa bene! Qual è l’importanza di queste attività “complementari”?

I giovani che costituiscono oggi la nostra compagnia teatrale e in generale i tanti giovani che partecipano alle nostre attività sono in gran parte Rom, ma anche italiani e di altre nazionalità di origine, ma sono soprattutto Romanì in gran parte nati a Roma, sfegatati tifosi della Roma (alcuni laziali, ma pochetti 😉), quindi quando la Roma gioca non c’è teatro che tenga!!! Ma oltre al calcio, la nostra prerogativa è partecipare alla vita cittadina tutta. Andiamo ai musei, ai concerti, frequentiamo centri culturali e partecipiamo agli eventi della rete sociale cittadina, alle assemblee e alle manifestazioni. Il nostro modo di contrastare la povertà educativa, l’esclusione, il razzismo passa attraverso l’impegno quotidiano a crescere come cittadini attivi, consapevoli del proprio ruolo e del valore che ciascuno può portare alla costruzione di una società più giusta, aperta e solidale.

Lo spazio che ospita il Festival, lo SpinTime Labs, un palazzo occupato a Roma nel quartiere Esquilino ha di recente partecipato al V Incontro mondiale dei Movimenti popolari con Papa Leone XIV che durante l’udienza ha affermato con convinzione: “Ci sto! Sono con voi!” Puoi dirmi due parole su questo spazio importante per la nostra comunità?

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“Ko Sem Me”.  Foto di Helga Tóth

SpinTime Lab si è offerto fin da subito come luogo e come comunità per accogliere il nostro festival, che senza il loro sostegno non potrebbe esistere.
I costi e la complessità burocratica del teatro istituzionale renderebbero infatti impossibile realizzare un evento come il nostro, che non cerca la fama, ma il riconoscimento del suo valore umano, sociale e culturale.

SpinTime è, nel suo insieme, un vero e proprio monumento alla fratellanza universale: un’esperienza di convivenza e cooperazione che incarna un modello alternativo di città, fondato sull’incontro, sulla solidarietà e sulla creatività condivisa.

All’interno di questo contesto, il Tavolo Cultura di SpinTime rappresenta un laboratorio artistico e sociale nel senso più autentico del termine — uno spazio attraversato da persone di grande umanità, professionalità e poetica artistica, che mettono il proprio talento e la propria visione al servizio della collettività.

Un grande debito di gratitudine va anche a LSA100Celle che da ormai tre anni ospita la nostra sede operativa e le nostre tante attività nella sede dell’ex Casale Falchetti
È grazie a queste sinergie che il nostro festival e in generale il nostro impegno può continuare a crescere. Lsa100Celle, SpinTime Lab e tutte le realtà di cittadinanza attiva non sono solo luoghi fisici: sono un simbolo di resistenza, di solidarietà e di libertà condivisa. Sono la dimostrazione concreta che un altro modo di vivere insieme è possibile — fondato sulla cooperazione, sulla creatività e sul rispetto reciproco.

A tutti coloro che ogni giorno contribuiscono a mantenerne vivo lo spirito, va il nostro grazie più sincero e vogliamo ricordare e rinnovare il nostro impegno: Resistere.

Perché ogni atto di resistenza, piccolo o grande che sia, è già una forma d’arte, un gesto di amore verso l’umanità e verso il futuro che vogliamo costruire insieme.

Ti ringrazio anch’io, Sebastiano! E grazie a tutte e tutti coloro che hanno dato un contributo per la realizzazione di questo Festival e che portano avanti la missione importante di costruire ponti tra le persone e restituire all’arte la sua funzione più profonda: quella di unire, ispirare e trasformare.

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“Aspettando Bo”. Foto di Alessandro Guarino

PROGRAMMA DEL FESTIVAL

6 | 7 | 8 novembre 2025
Spin Time
, Auditorium di Via di Santa Croce in Gerusalemme, 55 Roma

Giovedì 6 novembre | Ore 19.00
Ko Sem Me? 
Chi sono io?
(Studio di 30 minuti – restituzione del laboratorio a cura di Rampa Prenestina con giovani delle comunità del campo di via Gordiani e via di Salone realizzato tra novembre 2024 e luglio 2025 presso la sede di LSA100Celle)

Segue discussione con il pubblico (30 minuti)

Sinossi
“Ko sem me” (In lingua romanì “Chi sono io”) è una performance nata da un percorso laboratoriale sull’identità attraverso giochi teatrali, scrittura, danza, musica e improvvisazioni.
Uno studio che attraversa Shakespeare, le nostre storie personali, le lingue che ci abitano, le lotte e i sogni di chi non smette di chiedersi “Essere, o non essere?”

Crediti
Direzione artistica: Sebastiano Spinella
Con: Ajunita Antonescu, Dragisa Kostic, Erik Nikolic, Gemila Durmis, Giuseppe Jovanovic, Sasha Serio
Musiche dal vivo: Mattia Alberghetti, Francesca D’Alessandro, Andrea Serino
Assistente alla creazione: Giulia Massimini

Venerdì 7 novembre | Ore 20.00 
Aspettando Bo di Rampa Prenestina (60 minuti)

Segue discussione con il pubblico (30 minuti)

Sinossi
Una performance ispirata a Beckett che racconta, con ironia e poesia, l’eterna attesa di due giovani rom in cerca di un lavoro e di un posto nel mondo. Fallimenti, incomprensioni e pregiudizi li allontanano sempre più dai loro sogni — che però restano vivi insieme alla voglia di r-esistere nonostante tutto.
Un’esperienza teatrale sconvolgente ma profondamente umana, che parla di vulnerabilità, speranza e sopravvivenza, tra toni surreali, atmosfere clownesche e musica dal vivo.


Crediti
Drammaturgia: Sebastiano Spinella, L. Ruocco, I. Talarico, C. Sorrentino
Regia: Claudia Sorrentino

Direzione artistica di Sebastiano Spinella
Con: Roberto Djordjevic, Erik Nikolic, Sebastiano Spinella
Musiche dal vivo: Tiziano Di Marzio, Sebastiano Spinella, voce live: Gemila Durmis
Assistenza tecnica e light designer: Yonas Aregay Kidane
Assistente alla creazione: Giulia Massimini

Sabato 8 novembre| Ore 20.00
CANNIBALS di Independent Theater Hungary (Ungheria) (60 minuti)

Segue discussione con il pubblico (30 minuti)

Sinossi
Il macellaio è scomparso.
131 rom furono condannati.
Nessun corpo. 41 rom furono giustiziati pubblicamente.
Ancora nessun corpo, nessuna prova.
Solo confessioni estorte sotto tortura.

Nel 1782, nella contea di Hont, scomparve un macellaio. Sebbene il suo corpo non sia mai stato ritrovato, l’episodio portò all’arresto di centinaia di persone rom. Sulla base di confessioni ottenute con torture brutali, 131 individui furono condannati; 41 vennero impiccati, decapitati o torturati sulla ruota davanti al pubblico. I sopravvissuti furono condannati ai lavori forzati, mentre i loro figli vennero strappati alle famiglie e affidati a orfanotrofi o a contadini.
“Cannibals” è un omaggio potente e necessario a questa pagina di storia dimenticata.

Crediti
Testo di: Barnabás Boda-Novy & Emília Boda-Novy, Life and Everyone Else
Interpreti: Dávid Csányi, Nóra Nemcsók
Assistente alla regia: András Tamás Szegedi
Drammaturgia: Tímea Éva Bogya
Musiche: Dávid Varga
Testi delle canzoni: Kristóf Horváth
Regia: Emília Boda-Novy
Produzione: Rodrigó Balogh
Fotografia: Tina Ilhász

Altri appuntamenti del mese di novembre:

Appuntamento Musicale

Giovedì 20 novembre
in occasione di
“HOMING fare casa del mondo” sguardi di cinema etnografico e sonorità 2025
presso Museo Nazionale degli Strumenti Musicali
Piazza Santa Croce in Gerusalemme, 9/A – Roma
interventi musicali e presentazione del progetto di Teatro Rom
a cura di
Rampa Prenestina
a partire dalle ore 18.00

Rassegna STAND UP

Domenica 23 novembre | a partire dalle ore 16.00
LSA CENTOCELLE, Viale della Primavera 319/b, Roma

Aperitivo e esibizioni Stand Up – Open Mic
a cura di
Rampa Prenestina e New Romalen

Martedì 25 novembre | ore 21.00
Santa Libbirata – La Carretteria, Via Galeazzo Alessi, 96 Roma
“Get Up, Stand Up” della compagnia Giuvlipen (Romania)

 

Editing fotografico a cura di Alessandro Lisci – Target Lab Ets

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Target Lab Ets è stata presentata il 6 dicembre 2021 al pubblico e alla stampa presso la sala Walter Tobagi della FNSI, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, sede nazionale di Roma,  con Paolo Conti del Corriere della Sera; Vittorio Morelli dell’Agi; Marco Geppetti e Andrea Denzi della Marcello Geppetti Media Company srl.

 

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Roma Heroes. Festival di Teatro Rom Internazionale ultima modifica: 2025-10-29T16:53:26+01:00 da Target Lab Ets