{"id":24248,"date":"2020-03-14T21:23:04","date_gmt":"2020-03-14T20:23:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romaoggi.eu\/?p=24248"},"modified":"2020-03-14T21:23:04","modified_gmt":"2020-03-14T20:23:04","slug":"comunicare-in-emergenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romaoggi.eu\/index.php\/2020\/03\/14\/comunicare-in-emergenza\/","title":{"rendered":"Comunicare in emergenza"},"content":{"rendered":"<p><strong>Massimiliano Mascitelli<\/strong>, medico psichiatra, ha\u00a0 voluto in questo script che segue, approfondire una tematica di estrema attualit\u00e0, l&#8217;argomento della comunicazione in casi di emergenza. &#8221; Generalmente, nella vita quotidiana, ogni persona pu\u00f2 essere esposta a rischi, naturalmente diversi in ragione dello stile di vita condotto, dei propri comportamenti e dello status sociale occupato. Si corrono rischi sul lavoro, in strada, in casa, in luoghi pubblici e\/o istituzionali, nelle occasioni ricreative e ludiche.<br \/>\nNel corso del tempo il concetto e la percezione del rischio hanno subito un notevole cambiamento, in virt\u00f9 degli eventi di cronaca e delle mutazioni degli stili di vita e della socialit\u00e0 di ognuno di noi. Con il modernismo l\u2019azione umana inizia ad avere un ruolo pi\u00f9 rilevante rispetto alla componente naturale, ed il termine \u201crischio\u201d tende a sostituire quello di fato, fortuna, sorte, caso.<br \/>\nIl rischio oggi racchiude e rappresenta emozioni come la paura, le sensazioni di incertezza, l\u2019ansia, il timore. Ovviamente non bisogna escludere all\u2019interno di questo quadro l\u2019importanza della valenza soggettiva del rischio e del pericolo, cio\u00e8 la \u201cpercezione\u201d individuale, per la quale ognuno esprime paura, timore, ansia in relazione a ci\u00f2 che soggettivamente percepisce come preoccupante, minaccioso e\/o sgradevole, anche in maniera del tutto difforme da molti altri.<br \/>\nIn una situazione pericolosa, o potenzialmente tale, \u00e8 di cruciale importanza la modalit\u00e0 utilizzata per la comunicazione del rischio stesso alle persone coinvolte o che potrebbero esserlo.<br \/>\nLa \u201c<strong>comunicazione del rischio<\/strong>\u201d \u00e8 un processo relazionale dinamico e comprende sia la valutazione dell\u2019esistenza di un rischio che la sua gestione. Significa occuparsi di problematiche che hanno a che fare con la salute e la sicurezza (nella doppia accezione di safety e security) delle persone e dell\u2019ambiente circostante, e con le conoscenze, gli atteggiamenti ed i comportamenti. Spesso si tratta di temi controversi, rispetto ai quali i fatti e le conoscenze scientifiche sono incerte, contrastanti o comunque insufficienti a sedare timori e paure \u201cirrazionali\u201d; a volte si tratta di questioni che chiamano in causa lo stile di vita ed inducono resistenze al cambiamento, altre volte si tratta invece di situazioni che esplodono improvvisamente richiedendo l\u2019adozione tempestiva e diffusa di specifiche misure precauzionali.<br \/>\nIn quest\u2019ottica \u00e8 quindi una componente essenziale dei programmi di valutazione e gestione della sicurezza ed ha lo scopo di:<br \/>\n&#8211; garantire il diritto all\u2019informazione rispetto ai rischi ai quali la popolazione pu\u00f2 incorrere in un dato contesto ed in dato momento, migliorandone la conoscenza e la comprensione (consapevolezza);<br \/>\n&#8211; illustrare adeguatamente i comportamenti da adottare nelle situazioni rischiose e\/o pericolose, al fine di diminuire l\u2019ansia e la preoccupazione ad esse correlate, e per poter assumere misure auto- ed etero-protettive appropriate;<br \/>\n&#8211; ridurre i rischi derivanti da un comportamento errato e\/o incongruo, adottando norme e misure comportamentali corrette, sia nello stile di vita quotidiano, in ottica di prevenzione e cautela, sia nell\u2019organizzazione socio-economica collettiva, soprattutto nei momenti dell\u2019emergenza in atto;<br \/>\n&#8211; favorire ed incrementare la volont\u00e0 e la capacit\u00e0 di collaborare con il sistema di gestione e dei soccorsi;<br \/>\n&#8211; costruire e mantenere un valido rapporto di fiducia tra sistema esperto (responsabili di importanti valutazione e discendenti decisioni in merito alla gestione dei rischi), sistema che interviene attivamente nelle emergenze e popolazione interessata o colpita.<br \/>\nSulla base di tali obiettivi il processo comunicativo, e non la semplice comunicazione, si configura non gi\u00e0 come un semplice trasferimento di informazioni ma come l\u2019abilit\u00e0 di attuazione di una relazione psicosociale nell\u2019ambito del contesto in cui si vive e si opera basta su conoscenza (consapevolezza), fiducia ed empatia, risorse che consentono di affrontare con efficacia ed efficienza i momenti di difficolt\u00e0 e di conflitto insiti in ogni piano d\u2019intervento emergenziale.<br \/>\nPer tutti questi motivi l\u2019abilit\u00e0 comunicativa va gestita con cura, appresa, curata e mantenuta nel tempo da parte di tutti i soggetti sociali coinvolti, dagli amministratori centrali e periferici, ai media, ai soccorritori, ai gruppi di supporto e sostegno sociale, sia nella fase che precede l\u2019emergenza che nella fase in cui l\u2019emergenza e\u0300 in atto, per evitare che la comunicazione diventi essa stessa un rischio che ne possa amplificare gli effetti negativi.<\/p>\n<p>Appare quindi, pi\u00f9 che evidente, come la comunicazione in situazioni emergenziali e di crisi vada preparata prima dell\u2019evento, mediante una prefigurazione di scenari ipotetici (peraltro al giorno d\u2019oggi ben prevedibili in termini di conoscenza generale) ed identificando una rete di competenze ed attribuzioni perfettamente strutturata e solida.<\/p>\n<p>Questo aspetto risulta determinante perch\u00e9 quando scoppia l\u2019emergenza non si puo\u0300 perdere tempo: le cose accadono molto velocemente, complici anche i socialnetwork che rilanciano le notizie (non sempre veritiere) a velocit\u00e0 vertiginose, e si deve intervenire rapidamente e sotto forti pressioni. Soprattutto nella fase iniziale, il livello di incertezza sul rischio e sulle sue conseguenze e\u0300 elevato, le informazioni e le impressioni sono tante e a volte contraddittorie, quando non palesemente false, la componente emotiva e\u0300 prevalente, c\u2019e\u0300 tensione, paura, ostilita\u0300, scetticismo, rabbia, e l\u2019attenzione da parte dei diversi stakeholder (politici, media, popolazione) e\u0300 elevata.<\/p>\n<p>I comportamenti osservati in caso di emergenza mostrano che le persone non seguono subito ed alla cieca cio\u0300 che viene loro detto di fare: difficilmente al primo messaggio seguira\u0300 immediatamente un\u2019azione di autoprotezione, ma e\u0300 piu\u0300 probabile una ricerca di altre informazioni. Le istruzioni per il comportamento, d\u2019altra parte, non avranno nessun peso se ad esse non e\u0300 associato un motivo sensato. Al contrario, se le informazioni ufficiali non risultano essere ben giustificate, alla mancanza di senso il pubblico rispondera\u0300 con la ricerca di notizie presso altre fonti, non necessariamente piu\u0300 qualificate ed anzi, spesso, identificate nei socialnetwork con l\u2019intento pi\u00f9 o meno consapevole di trovare risposte in linea con propri valori, aspettative o credenze.<br \/>\nQuesto atteggiamento, che rientra in quella che successivamente definiremo come dissonanza cognitiva, espone pericolosamente agli effetti di fake-news e di manipolazioni comunicative elaborate artatamente per creare sensazionalismo e drammatizzazione. Quindi la completezza dell\u2019informazione e\u0300 necessaria perche\u0301 le persone, se a conoscenza adeguata del pericolo, potranno comprendere meglio la logica delle azioni di protezione e di imposizione di norme e regole, anche quando vadano a limitare fortemente la libert\u00e0 personale.<br \/>\nL\u2019obiettivo generale della comunicazione efficace in una situazione di emergenza e\u0300 quindi aiutare le persone a saper gestire consapevolmente l\u2019inevitabile preoccupazione che ne deriva evitando che questa si trasformi in paura incontrollata tipo panico, con conseguente accentuazione della percezione del rischio e del pericolo, o in un atteggiamento di completa noncuranza o addirittura di negazione arrivando finanche a sostenere ipotesi complottistiche dalle quali difendersi strenuamente (meccanismo di difesa disfunzionale).<br \/>\nQuindi, in questo senso, la gestione efficace di una buona comunicazione fa si che la preoccupazione venga orientata verso una appropriata vigilanza, un apprendimento attento, ed una risposta costruttiva.<br \/>\nIn termini generali, in situazioni emergenziali e\u0300 opportuno mantenere costantemente viva la comunicazione e ricordare di:<br \/>\n\u2022 informare in modo trasparente, tempestivo, chiaro, omogeneo secondo le evidenze disponibili al momento (comunicazione in itinere), dichiarando esplicitamente cio\u0300 che si sa e che si sta facendo, cio\u0300 che ancora non si sa e ci\u00f2 che si ha intenzione di fare, evitando quindi accentuazioni o sottostime della portata della situazione;<br \/>\n\u2022 informare in maniera coerente: il contenuto del messaggio e la sua modalit\u00e0 espositiva devono essere necessariamente adeguati alla reale portata della situazione attuale e prevedibilmente futura al fine di evitare la pericolosa e disfunzionale insorgenza della dissonanza cognitiva, per la quale l\u2019individuo sperimenta una situazione di tensione o disagio che insorge quando \u00e8 esposto ad informazioni e percezioni opposte e incompatibili o quando le proprie credenze non corrispondono a quello che si \u00e8 costretti a fare. In queste condizioni l\u2019individuo esposto cerca di eliminare o di evitare la sensazione di tensione o disagio e le informazioni che possono alimentarla, generando autonomamente e non sempre in maniera corretta nuove credenze e convinzioni, ed attuando cambiamenti di comportamento o atteggiamento con l\u2019inconscia convinzione che siano corretti;<br \/>\n\u2022 informare in modo continuo o almeno molto frequente perch\u00e8 il silenzio del vuoto comunicativo sar\u00e0 sempre e comunque colmato da qualcun altro, in particolare dai media, che hanno la capacit\u00e0 di influenzare, a volte anche artatamente ed ai limiti della manipolazione, in modo determinante la percezione individuale e collettiva, sia dal punto di vista cognitivo che, ancor pi\u00f9, da quello emotivo;<br \/>\n\u2022 prevedere l\u2019accettabilita\u0300 del messaggio da parte del destinatario, avendo cura di rispondere alle preoccupazioni degli interessati e non alle proprie. Questo concetto \u00e8 cruciale nella preparazione dei contenuti comunicativi perch\u00e9 bisogna saper identificare la modalit\u00e0 giusta per un contesto preciso di riferimento che, in quel dato momento, vive una situazione di comprensione distorta dall\u2019attivazione emotiva in funzione dei suoi bisogni, dei suoi obiettivi, delle risorse, degli interessi e delle funzioni, dei vincoli e delle argomentazioni che lo possono interessare. L\u2019obiettivo deve essere quindi quello di ridurre al minimo il numero di coloro che percepiranno in modo inatteso il messaggio e che, conseguentemente, potrebbero porre in essere azioni protettive e preventive inadeguate.&#8221;<\/p>\n<p><strong>Dott.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=I6vpzMl1iuM\"> Massimiliano Mascitelli <\/a><\/strong>, medico specialista in psichiatria, terapeuta EMDR con esperienza clinica e formativa specifica nella psicologia dell&#8217;emergenza-urgenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Massimiliano Mascitelli, medico psichiatra, ha\u00a0 voluto in questo script che segue, approfondire una tematica di estrema attualit\u00e0, l&#8217;argomento della comunicazione in casi di emergenza. &#8221; Generalmente, nella vita quotidiana, ogni persona pu\u00f2 essere esposta a <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/www.romaoggi.eu\/index.php\/2020\/03\/14\/comunicare-in-emergenza\/\" 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