#Spinaceto50: il racconto fotografico di un volto della Capitale…di Fabiana Cambiaso

Periferie Romane

#Spinaceto50
#Spinaceto50 ® Fabiana Cambiaso

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Spinaceto, pensavo peggio. Non è niente male”
Nanni Moretti in “Caro Diario”

#Spinaceto50 ® Fabiana Cambiaso

Spinaceto il grande quartiere periferico a sud-ovest della città di Roma, situato ad appena un chilometro oltre il Grande Raccordo Anulare, tra la Via Pontina e via di Mezzocamino, ha compiuto i suoi primi 50 anni.

Per festeggiare, l’Officina delle Culture APS, Associazione vincitrice del bando pubblico promosso dal Municipio Roma IX in collaborazione con ItaliAllegra APS e la Consulta della Cultura del Municipio Roma IX propone #Spinaceto50 una festa di suoni, racconti e immagini. Tra le iniziative, la diffusione nel quartiere di una mostra fotografica di scatti degli anni 70 e foto di oggi, elaborate dal collettivo Raccontare Spinaceto, nato dai laboratori tenuti da Fabio Moscatelli, accompagnata da concerti di musica pop-rock, jazz, folk, rap, e racconti tenutisi nell’anfiteatro della Piazzetta Rossa adiacente largo Cannella.

Una manifestazione per ricordare le origini quando nel 1965, come previsto dall’appena approvato Piano Regolatore Generale e grazie alla neonata legge 167/62 per la realizzazione dei cosiddetti PEEP (Piani per l’Edilizia Economica e popolare), su un’area di circa 180 ettari, venne realizzato dagli architetti Piero Moroni, Nicola Di Cagno, Lucio Barbera, Fausto Bettinelli e Dino Di Virgilio Francione il quartiere popolare Eur Spinaceto per circa 40.000 nuovi residenti. I primi assegnatari arrivarono nel 1969.

La storia di Spinaceto in questo progetto cittadino viene ripercorsa in musica, immagini e testimonianze.

Come i vicini quartieri di Mostacciano e del Torrino anche Spinaceto ha tratto il nome dall’antica tenuta su cui è stato edificato. Nel 1910 iniziò l’obbligo di bonifica a cui seguì lo sviluppo dell’edilizia economica e popolare. Spinaceto nasce come quartiere urbanisticamente studiato. Erano gli anni dell’utopia urbanistica di una città interamente costruita o, comunque, indirizzata dall’uomo nelle sue linee guida di espansione sul territorio. Il progetto dell’abitazione è ricerca coesa e costante che non si esaurisce nello studio del solo alloggio come entità funzionale separata, ma implica il disegno unitario dell’edificio residenziale come elemento costitutivo della forma urbana, teso a conseguire forme estese di socialità. Il progetto si inseriva nel più ampio P.R.G. adottato nel 1962 attraverso la definizione di un Piano di Zona, del ’94, che tra diverse aree romane definiva anche le linee sulle quali sarebbe sorto il nuovo quartiere “Spinaceto”. La novita’ fu nel disegno urbano: un asse viario principale che attraversa nei due sensi il quartiere, con al centro negozi e uffici all’interno di centri commerciali, ai lati solo unità residenziali abitative.

Nato all’inizio degli anni ’70 come “quartiere dormitorio”, è poi rinato come zona commerciale (e scolastica, viste le scuole elementari, medie e superiori presenti). Sono anni in cui il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici promuove l’uso a larga scala della prefabbricazione pesante nell’edilizia residenziale sovvenzionata. Diverse tecniche di montaggio assemblato per residenza e servizi sonodi fatti attuate fra il ‘66 e il ‘81 nella new town romana di Spinaceto, dove l’Architetto Carlo Chiarini realizza più edifici. Sono anche gli anni in cui nella Capitale si polarizza la questione delle abitazioni e si ritiene soluzione al problema della casa, la realizzazione di grandi unità residenziali, desunte per lo più dalle machine à habiter di Le Corbusier, fondate sulla nozione di standard e di cantiere evoluto. La grande dimensione diviene il leitmotiv dell’architettura, mentre la tecnica ne soddisfa le diverse espressioni. Le case Gescal in prefabbricato pesante e le successive residenze col sistema “a tunnel”, scrive Umberto Cao, “furono la premessa di sperimentazioni costruttive e tipologiche senza le quali non avrebbero avuto modo di compiersi opere come l’edificio polifunzionale di Spinaceto (‘81-84). Gli edifici polifunzionali cosiddetti omnibus di Spinaceto – impressi in campo e controcampo nel film Caro Diario di Nanni Moretti come sfondo di una periferia del “pensavo peggio” e che alla prova dei fatti “non è per niente male” – rappresentano il momento decisivo degli studi urbani sul grande edificio polifunzionale lineare e isolato. Il grande manufatto che interviene nel controllo e nella misura della forma urbana, prende forma dall’“incastro” fra volume delle abitazioni in linea e “piastra” sottostante di servizi tentando di incrementare il tasso di socialità con una dialettica collettivo-privato riproducente varietà di spazi interni e un’ampia gamma di usi e funzioni.

Ma scrive Italo Calvino che è l’umore di chi guarda che dà alla città la sua forma.

Abitando quartieri che soffrono troppo spesso della mancanza di rispetto, attenzione e tutela degli spazi pubblici, il progetto “#Spinaceto50” vuole creare empatia tra gli abitanti e il loro territorio. Con l’aiuto di esperti della visione fotografica e urbanistica, i luoghi del quotidiano diventano protagonisti attraverso la molteplicità di sguardi elaborati negli scatti di Bruno Consoli, Chiara De Mutas, Gaia Maria Galati, Adriano Lazzarini, Valentina Maurizi, Francesca Pes, Anna Scaroni, Andrea Tomassi e Daniele Trasatti, prima in mostra “diffusa” nei luoghi simbolo del quartiere, poi riunite presspo la sede della Consulta della Cultura dal 1 novembre 2021.

Finalità del Raccontare Spinaceto è proprio quella di narrare per immagini la periferia, sottolineandone gli aspetti che la rendono viva e positiva, restituendole quella dignità urbana che la discostino dagli stereotipi per cui è famosa e troppo spesso, anche a sproposito, protagonista inattesa di cronaca.

#Spinaceto50 ® Fabiana Cambiaso
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#Spinaceto50: il racconto fotografico di un volto della Capitale…di Fabiana Cambiaso ultima modifica: 2022-04-02T17:12:56+02:00 da Target Lab Ets