Reportage: Sette scatti per i Sette Colli: “Il Colle Aventino” di Massimiliano Ruggeri – Target Lab Ets

L'etimologia del nome Aventino presenta diverse interpretazioni, ci sono più versioni al confine tra storia e leggenda collegate ai miti fondativi di Roma.

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Clivo di Rocca Savella. Fotografia © Massimiliano Ruggeri - Target Lab Ets

Sette scatti per i sette Colli

Il Colle Aventino

di Massimiliano Ruggeri

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Foto 1 Dettagli altorilievi basamento marmoreo del monumento a Giuseppe Mazzini -Fotografia © Massimiliano Ruggeri – Target Lab Ets

L’etimologia del nome Aventino presenta diverse interpretazioni, ci sono più versioni al confine tra storia e leggenda collegate ai miti fondativi di Roma.

Una delle ipotesi che possiamo considerare più plausibili, attribuisce questo nome ad Aventino il Re di Albalonga, discendente di Enea che morì colpito da un fulmine proprio sul colle stesso, dove venne poi sepolto. Questa versione è supportata anche dal ritrovamento di un antico sepolcro tra la Basilica di San Saba e le mura Aureliane nel 1692.

Secondo la mitologia, mentre Romolo scelse il colle Palatino per fondare Roma, Remo scelse proprio l’Aventino. Conosciamo tutti il triste epilogo.

Il colle Aventino con i suo 47 metri di altezza, è il più meridionale e il più basso dei sette colli storici di Roma. 

Il suo territorio ricade oggi all’interno di due due rioni: San Saba, (che prende il nome dall’omonima basilica del VII secolo d.C) e Ripa.

Fu l’imperatore Claudio, nel 49 d.C., ad includerlo nel Pomerium, il confine sacro e civile della città. 

Il colle è caratterizzato da una depressione naturale che lo divide in due rilievi principali: Aventino Maggiore che si affaccia sia sul Tevere che sul Circo Massimo e, Aventino Minore, noto anche come piccolo Aventino, corrispondente al rione San Saba.

Oggi l’Aventino è un’oasi di pace nel cuore della città, una zona esclusiva di Roma e uno dei colli più eleganti; in epoca repubblicana, tuttavia, fu abitato prevalentemente dalla plebe, divenendo spesso teatro di proteste e di tensioni politiche.

L’ ultima grande manifestazione legata simbolicamente al colle fu la “Secessione dell’Aventino” del 1924, nata in seguito al delitto Matteotti, in richiamo alle antiche secessioni della plebe, narrate dalla tradizione romana di Menenio Agrippa.

Iniziamo la salita lasciando alle spalle Porta San Paolo, l’edificio della Posta, raffinato esempio di architettura razionalista del 1935, un piccolo tratto delle Mura Serviane e la Piramide Cestia, che non fu l’unica piramide nella città. 

Ricordiamo che dopo la conquista dell’Egitto (31a.C.) in seguito alla battaglia di Azio, a Roma si diffuse una vera e propria moda (egittologia) che influenzò profondamente arte e costumi romani. 

Sul colle Aventino si trova il mitreo di Santa Prisca risalente al III secolo d.C. scoperto casualmente nel 1934, situato al di sotto dell’omonima chiesa paleocristiana.

In Piazza del Tempio di Diana, a circa 10m di profondità sono tuttora visibili i resti delle Terme Deciane, complesso termale del 249 d.C. fatto edificare dall’ imperatore Decio (r.249-251dC.). In quest’area si trovano anche le vestigia della Privata Traiani, la domus appartenuta a Traiano (r.98-117d.C.) prima che divenisse imperatore. 

Il Roseto Comunale 

Ci troviamo alle pendici dell’Aventino dove oggi si sorge il Roseto Comunale, nel 1625 in quest’area fu istituito l’antico cimitero ebraico che rimase in uso fino 1895.

In occasione della nuova sistemazione urbanistica del colle, tra il 1930 e il 1935 il cimitero fu dismesso e le salme vennero trasferite nel settore israelitico presso il cimitero del Verano. L’ area rimase incolta fino al 1950, anno in cui fu istituito l’attuale Roseto Comunale; la precedente collezione botanica si trovava infatti sul colle Oppio ma andò distrutta durante la Seconda guerra mondiale. Per onorare la memoria del luogo, l’attuale roseto all’ingresso conserva una lapide commemorativa e presenta una particolarità achitettonica; i vialetti che dividono le aiuole, sono disegnati a forma di Menorah (il candelabro a sette bracci).

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Rolleiflex Automat X 1949-1951 -Fotografia © Massimiliano Ruggeri – Target Lab Ets

La Rolleiflex Automat X

Le foto sono state scattate usando una Rolleiflex modello “Automat X”, una storica macchina fotografica (made in Germay) biottica reflex medio formato, questo modello è stato prodotto dal 1949 al 1951, dotata di obiettivo Tessar 75mm f3,5.

La Rolleiflex è stata e ancora oggi lo è, una delle macchine fotografiche migliori in assoluto in termini di qualità, affidabilità meccanica e resa ottica mai prodotte. È stata la macchina professionale per eccellenza che ha lasciato un segno indelebile nella storia della fotografia, usata dai migliori fotografi del secolo scorso.

La Rolleiflex nei suoi molteplici modelli e versioni, ancora oggi non teme confronti con le moderne macchine digitali, in particolar modo scattando in bianco e nero.

E’ stata impiegata unapellicola Fomapan 120mm 400 Iso, usando un esposimetro Sekonic L 208. Le condizioni atmosferiche durante le riprese sono state molto variabili, con alternanza tra nuvole sole e pioggia, creando qualche problema durante gli scatti.

Massimiliano Ruggeri nota bio

Massimiliano Ruggeri nasce a Roma nel settembre del 1970.

Sviluppa grazie a una Voigtländer Vitomatic IIa del 1960, ancora in suo possesso e appartenuta a suo nonno, la passione per la fotografia, coltivando parallelamente l’interesse per la storia dell’arte, il motociclismo e la musica, suonando la batteria in vari gruppi dell’underground romano.
Sfrutta ogni momento libero per camminare con la sua macchina fotografica tra le strade e i vicoli di Roma ricchi di storia, arte, chiese, monumenti e colonne che sente far parte del suo “dna”, facendo così della fotografia l’anello di congiunzione tra arte e storia.

Sperimenta tecniche di ripresa con macchine fotografiche di varia tipologia ed epoca, sia 35mm che medio formato, sia reflex che a telemetro, rimanendo affascinato dalle immagini che possono ancora restituire obiettivi e fotocamere di inizio secolo.
Dal 2023 Massimiliano ha esposto a Roma in cinque mostre e a tutt’oggi scatta esclusivamente usando macchine fotografiche analogiche, rimanendo fedele alla pellicola. Da Marzo 2025 è iscritto a Target Lab Ets.

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alt tag AventinoFoto 2-Altorilievi basamento marmoreo -Fotografia © Massimiliano Ruggeri – Target Lab Ets

Foto 1 e 2:

Il Monumento a Giuseppe Mazzini. 

Dettagli altorilievi del basamento marmoreo.

Nel 1902 venne dato l’incarico allo scultore Ettore Ferrari (1845-1929) per la realizzazione del monumento a Giuseppe Mazzini. Nel 1914 venne decisa la sua collocazione presso l’Aventino (nell’attuale Piazzale Ugo la Malfa), nel 1922 fu posta la prima pietra, ma i lavori subirono continui rallentamenti per l’avversione del regime fascista ai valori della massoneria, rappresentati sia da Ferrari che da Mazzini stesso. Alla morte dello scultore nel 1929, tutte le parti del monumento erano state ultimate.

I lavori di assemblaggio ripresero nel solo nel 1948 dopo la Seconda guerra mondiale, sotto la guida del figlio dell’autore, Gian Giacomo Ferrari e dello scultore Ettore Guastalla. 

Il monumento alto cinque metri e sormontato dalla statua in bronzo di Mazzini, rappresenta il trionfo dell’ideale repubblicano e la nascita della nazione attraverso il sacrificio del popolo. L’ opera fu finalmente inaugurata il 2 giugno 1949 in occasione della Festa della Repubblica 

alt tag AventinoFoto 3-Clivo di Rocca Savella -Fotografia © Massimiliano Ruggeri – Target Lab Ets

Vista panoramica dal  Clivo di Rocca Savella.

Affacciandosi dal Clivo di Rocca Savella si gode di una splendida vista panoramica.  

Questa suggestiva e caratteristica via pedonale che ricalca un antico percorso di epoca romana, conduce dai pressi della Chiesa di Santa Maria in Cosmedin fino al celebre Giardino degli Aranci.

Nota per i suoi imponenti bastioni medioevali, la via ospitava la Rocca Savella,  una struttura fortificata sorta nel X secolo d.C. con lo scopo strategico di controllare l’accesso al colle Aventino dal Tevere.

alt tag AventinoFoto 4-Fontana Del Mascherone di Santa Sabina -Fotografia © Massimiliano Ruggeri – Target Lab Ets

La Fontana del Mascherone di Santa Sabina

Posizionata in una nicchia tra la basilica di Santa Sabina e l’entrata di Parco Savello (meglio conosciuto come Giardino degli Aranci), la fontana è composta da un mascherone in marmo bianco sovrastante una grande vasca in granito di epoca romana.

Il mascherone dal quale sgorga l’acqua fu realizzato nel 1593 da Bartolomeo Bassi su disegno di Giacomo Della Porta.

In origine, la struttura si trovava nel Campo Vaccino (l’antico Foro Romano) dove fungeva da abbeveratoio.

Dopo vari spostamenti e lo smembramento delle sue parti nel corso dei secoli, la fontana fu ricomposta nella sede attuale sul colle Aventino nel 1936.

La ricollocazione fu voluta dall’achitetto Antonio Muñoz, nell’ambito dei lavori di sistemazione della piazza e del giardino. 

alt tag AventinoFoto 5-Interno Basilica di Santa Sabina -Fotografia © Massimiliano Ruggeri – Target Lab Ets

Interno della Basilica di Santa Sabina 

All’ improvviso, al tramonto, un ultimo debole raggio di sole squarcia il buio ormai padrone della chiesa. Accarezzando le colonne ancora una volta per poi dissolversi in un istante. Appena il tempo di uno scatto, prima che l’ombra trafitta si riappropri della scena. 

alt tag AventinoFoto 6-L’ albero miracoloso -Fotografia © Massimiliano Ruggeri – Target Lab Ets

Nell’ atrio della basilica di Santa Sabina sulla sinistra attraverso una piccola apertura ovale nel muro, si può vedere un albero di arancio che, secondo la tradizione domenicana fu qui piantato nel 1220 da San Domenico di Guzman. La narrazione dice che il Santo portò dalla Spagna sua terra di origine, un germoglio della pianta e, che questo frutto sia stato il primo ad essere trapiantato in Italia. Questo albero è considerato miracoloso, in quanto nel corso dei secoli continua a fruttificare e riprodursi, mediante nuovi alberi nati direttamente su quello originale. 

alt tag AventinoFoto 7-Particolare della statua di Giovanna d’Arco. Sullo sfondo, parte del campanile romanico della Basilica di S. Alessio -Fotografia © Massimiliano Ruggeri – Target Lab Ets

A pochi passi da Santa Sabina e dal celebre Giardino degli Aranci, l’Aventino custodisce un segreto spesso ignorato dalla folla che si accalca verso Piazza dei Cavalieri di Malta per spiare il “Cuppolone” dal buco della serratura di Piranesi. 

Eppure, il vero tesoro non è solo ciò che si vede oltre il portone, ma il portone stesso: l’ingresso a Santa Maria del Priorato. Questa chiesa rappresenta l’unica opera architettonica realizzata dal celebre incisore Giovan Battista Piranesi  (1774-1776).

All’interno del complesso della Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio (IV-V se. d.C), si trova una scultura quasi sconosciuta, dotata di un particolare fascino e di una drammatica espressività. Non è un antico reperto romano, ma un’opera del XX secolo:

la statua di Giovanna d’Arco, Santa e patrona della Francia, l’opera la ritrae nel momento del martirio sul rogo. 

Fu donata al Comune di Roma nel 1935 dallo scultore francese Maxime Real De Sarte (1888-1954).

A concludere questo itinerario, a pochi metri dalla piazza sorge la Badia di Sant’Anselmo. Edificata a fine Ottocento in stile neoromanico, è il cuore pulsante dell’ordine benedettino.

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Editing fotografico a cura di Alessandro Lisci – Target Lab Ets

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Target Lab Ets è stata presentata il 6 dicembre 2021 al pubblico e alla stampa presso la sala Walter Tobagi della FNSI, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, sede nazionale di Roma,  con Paolo Conti del Corriere della Sera; Vittorio Morelli dell’Agi; Marco Geppetti e Andrea Denzi della Marcello Geppetti Media Company srl.

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Reportage: Sette scatti per i Sette Colli: “Il Colle Aventino” di Massimiliano Ruggeri – Target Lab Ets ultima modifica: 2026-05-24T14:31:41+02:00 da Target Lab Ets