“Aspettando Godot” al teatro Parioli

“Aspettando Godot” per riflettere a teatro sulla condizione dell’uomo del ‘900. Dal 14 al 24 gennaio, al Teatro Parioli Peppino de Filippo di Roma, http://www.teatropariolipeppinodefilippo.it, in scena ”Aspettando Godot” di Samuel Beckett, regia di Maurizio Scaparro. Intenso lavoro sulla solitudine, attesa, aspettative e miseria degli uomini del ‘900, in realtà molto simile alla condizione di quelli del terzo millennio, una interessante piécè grazie ad una attenta regia firmata da Maurizio Scaparro, uno dei maestri della scena italiana ed internazionale. In scena  un ben assortito quartetto di attori di grande valore e temperamento formato da Antonio Salines (Estragone), Luciano Virgilio (Vladimiro), Edoardo Siravo (Pozzo), Enrico Bonavera (Lucky), e accanto a loro Michele Degirolamo nel ruolo del Ragazzo. Scritto da Samuel Beckett tra la fine del 1948 e l’inizio del ’49, En attendant Godot, nelle parole di Jean Anouilh “un capolavoro che provocherà disperazione negli uomini in generale e in quelli di teatro in particolare”, fu considerato da molti una provocazione, un trucco, prima di essere universalmente accettato come opera d’eccezione.  I due vagabondi protagonisti dell’opera, Vladimiro/Didi e Estragone/Gogo, sono l’emblema della condizione dell’uomo del Novecento, essere in eterna attesa, vagante verso la morte, punto minuscolo nella vastità di un cosmo ostile, segnato fin dalla nascita.
 A Maurizio Scaparro abbiamo chiesto: Aspettando Godot è un testo ancora attuale?
Sento la responsabilità, il peso e l’emozione di mettere in scena per la prima volta un testo di Samuel Beckett e in particolare Aspettando Godot. Questo testo, che rileggo oggi nel 2000, mi colpisce anzitutto per le sue radici collegate alla millenaria e senza confini Cultura Europea, che noi stiamo colpevolmente dimenticando. Beckett è certamente tra i primi nel Novecento a intuire che, nel mondo attuale, lo spazio per la tragedia si è fatto minimo, entra di nascosto, quasi sotto il velo del gioco, usa toni leggeri e punta talvolta anche al riso. Mi piace ricordare che per più di cinquanta anni Beckett aveva vissuto nel quartiere operaio di  Montparnasse (e dal ’40 al ’45 ha avuto un ruolo attivo nella resistenza francese). I suoi compagni d’avventura in quel periodo erano stati, tra gli altri, anzitutto James Joyce, l’ironia del linguaggio di Beckett nasce anche da questo incontro, Giacometti e Buster Keaton”.
Chi sono oggi Didi e Gogo?
Lo sconforto di Didi e Gogo è contagioso, ognuno se ne difenda come può, ma non si dimentichi che comunque è anche un gioco. Così quelle creature deboli e immortali come Estragone e Vladimiro (e come Pozzo e Lucky), vivono in una terra desolata aspettando Godot, che non arriverà mai, vivono in un lontano e vicino  ‘900 nel ricordo romantico di una Tour Eiffel che resiste come immagine e nell’aridità di un presente che esclude loro e quelli che vorrebbero cantare, ballare, parlare, vivere. Beckett  lo fa con profonda drammaticità e spesso con sorprendente ironia“.

aspettando Godot

“Aspettando Godot” al teatro Parioli ultima modifica: 2016-01-16T00:50:41+02:00 da Antonietta Di Vizia