
I populisti mettono a rischio la democrazia liberale e il ciclo economico e finanziario potrebbe presto risentirne.
Il ciclo economico è piuttosto maturo, ormai otto anni. E’ il secondo per longevità della storia. Quello finanziario idem. La capitalizzazione della borsa USA rapportata al PIL sta raggiungendo i massimi del 2000. I rischi aumentano considerevolmente. La vittoria di Donald Trump, la Brexit e l’avanzata dei movimenti populisti in tutta Europa stanno incrinando equilibri consolidati, che durano dal dopoguerra. La società aperta e la democrazia liberale sono in crisi. La causa è da ricercare negli squilibri dovuti al combinato disposto dell’eliminazione del Gold Standard nel 1971 e dall’inizio della cosiddetta globalizzazione sancita dall’entrata della Cina nel WTO, https://www.wto.org/. Ne sono seguiti decenni di impetuosa crescita economica dovuta all’apertura dei mercati di scambio e di quelli finanziari. Il pregio più importante di questa fase è sicuramente l’emersione dalla povertà di quasi 1 miliardo e mezzo di persone.

Non mancano però i problemi. Le migrazioni incontrollate, le diseguaglianze sempre più accentuate tra ricchi e poveri, la finanziarizzazione dell’economia che ha raggiunto 9 volte l’economia reale, la sempre più ingente mole di debiti contratti da imprese e stati sovrani. Ecco perché le società occidentali protestano e sembrano ribellarsi agli establishment formatisi negli ultimi 30 anni.
Il leggendario speculatore George Soros e l’emergente stella degli hedge funds Ray Dalio, mettono in guardia dai moltissimi rischi del nascente protezionismo e chiusura culturale che stanno montando in occidente. In particolare, se dovesse accadere una vera e propria guerra commerciale tra USA e Cina, ci potrebbe essere una nuova grave crisi economica, politica e sociale. Mai come in questo momento, l’evoluzione degli scenari politici risulta decisivo. Il 2017 può essere un anno di svolta!
Analisi di Andrea Vedovati