Da Di Bartolomei a De Rossi, i colossi della Roma

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Il calcio non è soltanto uno sport ma un sentimento, una passione, a maggior ragione se si tratta di colori e di club che vivono al loro interno delle emozioni uniche e pulsanti. Nell’immaginario collettivo del calcio italiano, ci sono alcune società che sono definite dai loro tifosi e dalle emozioni che suscitano in loro in modo unico, e molte di loro non sono certo tra le più vincenti. La AS Roma, in questo senso è una delle più viscerali, rappresentando una squadra che sfoggia il senso di appartenenza più intenso sia da parte dei tifosi che dei giocatori, i principali rappresentanti ed esponenti della fede calcistica sul campo. Stiamo parlando, infatti, di una società sempre vicina ai propri tifosi, che si identifica nei propri calciatori e nei propri capitani come nessun’altra, fatto testimoniato anche dalla decisione di dar vita anche a un campus femminile. Negli ultimi anni, infatti, tanti sono stati i capitani giallorossi che prima ancora di essere giocatori erano tifosi della Roma, iniziando dal compianto Agostino Di Bartolomei fino a Daniele De Rossi, che da poco ha annunciato che lascerà la Roma per mancanza di accordo con la dirigenza per il rinnovo del contratto. Non possiamo dimenticare, inoltre, il recordman Francesco Totti, legato al club capitolino come ad una famiglia. Ma chi erano realmente questi uomini simbolo? Andiamo a scoprirlo.

Di Bartolomei, capitano unico

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Se il calcio è fatto e costruito da miti, Agostino Di Bartolomei è senza dubbio uno di questi. Nato a Roma l’8 aprile 1955, Ago era un romano doc che da sempre aveva amato il club nel quale era cresciuto e con il quale aveva debuttato in Serie A. Messo al centro del progetto di gioco dal tecnico Nils Liedholm, che decise di schierarlo davanti alla difesa a fare sia da frangiflutti sia da regista arretrato, Di Bartolomei spiccò sempre per il suo rendimento continuo, per la sua figura di capitano carismatico e per la sua lettura anticipata di moltissime fasi di gioco. Prima di partite incredibili come Barcellona – Roma, una delle rimonte più storiche della società giallorossa, all’epoca della Roma di Dino Viola il capitano per eccellenza fu Ago, che si prese sulle spalle una squadra intera e la trascinò, insieme ad altri campioni, al secondo Scudetto vinto nella primavera del 1983. A quell’epoca in Italia la competitività era alta, niente a che vedere con i tempi attuali, dove la Juventus vince otto Scudetti di seguito, l’ultimo dei quali con una faciltà impressionante come già ad agosto indicavano le principali scommesse sulla Serie A. Regista impeccabile e dotato di un gran tiro da fuori area, Di Bartolomei segnò vari goal importanti con la sua amata Roma, anche se non riuscì ad evitare la tragica sconfitta in finale di Coppa dei Campioni proprio all’Olimpico contro il Liverpool. La sua leggenda, nonostante tutto, continua a pulsare viva e forte nel cuore dei tifosi giallorossi.

Francesco Totti, record ed emozioni

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Mentre Di Bartolomei se ne andava, faceva invece irruzione un giovanissimo romano cresciuto a pane e As Roma. Stiamo parlando di Francesco Totti, fantasista già dall’età di 5 anni che oltre ad essere un predestinato si era messo in testa di diventare attaccante e capitano della Roma. A vederlo nelle giovanili fu un certo Zdenek Zeman, che oltre a farlo debuttare come capitano capì esattamente quali fossero le sue potenzialità. Già capace di mostrare in pubblico dei colpi da fuoriclasse, il giovane romano aveva bisogno di un tecnico che gli permettesse di esprimere al massimo il suo potenziale offensivo, e il 4-3-3 del boemo nel quale Totti si completava con Marco Delvecchio e Paulo Sergio fu sicuramente il modulo che più lo aiutò. Da quel momento in poi il Pupone forgiò la sua leggenda assoluta con la maglia giallorossa, con la quale riuscì a conquistare il terzo Scudetto di sempre nella primavera del 2001, e partecipò a una serie di edizioni della Champions League. Leader assoluto della Roma per oltre venti stagioni e campione del mondo nel 2006 con l’Italia di Marcello Lippi, Totti è anche il recordman di goal della Roma e il secondo giocatore con più reti nel campionato italiano dopo Silvio Piola. Il suo addio al calcio giocato fu emozionante e unico, con l’Olimpico intero a rendergli omaggio in quanto uno dei protagonisti della storia della Roma.

De Rossi, il guerriero

Nato a Ostia ma romanista da sempre, Daniele De Rossi è stato un mediano metodista con piedi da trequartista e posizionamento difensivo da libero. Abile a giocare in entrambi i sensi del gioco e con un piede molto educato, l’ultimo grande capitano della Roma, che ha da poco ufficializzato il suo addio al club giallorosso, si è fatto notare per prestazioni sempre sopra le righe sia dal punto di vista qualitativo che del carattere. In pochi, infatti, hanno sentito la maglia della Roma come una seconda pelle come l’ha sentita lui. Sempre impeccabile anche in nazionale, con la quale ha disputato tre mondiali, De Rossi incarna l’autentico guerriero dell’arena calcistica che mai domo gioca fino alla fine, ed è stato sempre descritto da tutti come un uomo e un campione vero. Al di là del rendimento calcistico, è lui l’ultima vera bandiera della Roma che è stata ammainata ed accompagnerà però per sempre i tifosi e la squadra nel futuro.

Poche società al mondo possono vantare una stirpe di calciatori così identificati con lo scudo e con la maglia. La Roma è sicuramente una di queste.

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Da Di Bartolomei a De Rossi, i colossi della Roma ultima modifica: 2019-06-03T16:28:53+02:00 da Cristiano Morelli