Identità annullate: Storie di Donne e di cibo- by Emanuela Scanu

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Identità annullate: Storie di Donne e di cibo a cura della dott.ssa  Emanuela Scanu

Nelle storie delle donne che ho incontrato in questi anni si ritrovano frequentemente situazioni molto simili fra loro. Si tratta spesso di bambine indesiderate e poco amate che cercano di rendersi utili in famiglia per avere in cambio un po’ di amore e riconoscimento.

Si adattano così bene alle richieste che alla fine non sanno più cosa sia un bene per loro. Quando lasciano la casa dei genitori continuano a seguire questo modello e si fanno in quattro per gli altri. Però spesso accade che più si è disponibili e più le persone fanno richieste sempre più pressanti. 

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Fernando Botero quattro donne 1987

Da adulte sono spesso colleghe precise, affidabili, puntuali, madri o figlie sempre pronte al sacrificio, partner disponibili spesso sfruttate da chi sta attorno.

Queste donne- ne parlo principalmente al femminile perché nella mia pratica clinica il rapporto è di gran lunga maggiore con rappresentati del sesso femminile -non hanno il coraggio, né la forza per sottrarsi a ciò temendo di perdere il rispetto, l’amore ecc.

Accade così l’inevitabile: finiscono per placare lo stress determinato da queste continue richieste e le frustrazioni determinate dal non poter appagare i propri desideri con il cibo.

Viene presto ad instaurarsi una relazione patologica con il cibo che perde la sua funzione di alimento e acquista quello di TAPPO per mettere a tacere le sensazioni di disagio.

Quando ciò si protrae nel tempo, arrivano soprappeso e obesità, nel migliore dei casi un rapporto altalenante con il cibo.

Questo concetto di tapparsi la bocca serve per bloccare la paura di dire cose che possono offendere o ferire gli altri. Mangiare qualcosa serve a placare certe sensazioni.

Ad esempio una donna che torna stanca dal lavoro si irrita quando scopre che a casa c’è ancora chi ha bisogno di lei, con la sensazione di dover sempre dare: bambini che hanno bisogno di aiuto nei compiti, cena da preparare e così via.

Per molti cibo-dipendenti è difficile accettare aiuto, perché non ammettono debolezze e non vogliono apparire bisognosi. Spesso si arriva a chiederlo quando si è vicini al tracollo, quando queste sensazioni non sono più annullate con il cibo.

Spesso accadono dei fatti traumatici che Renate Gockel chiama “l’ultimo avvertimento”  in cui ci si rende conto che è arrivato il momento di cambiare radicalmente la propria vita – perdita di un rapporto affettivo o lavorativo- per non essere ANNULLATA.

Qualche anno fa mi telefonò per un appuntamento una giovane signora francamente obesa. Ella non si era accorta della gravità della sua situazione fino a quando una notte, in uno stato di pseudo-sonnambulismo, si era svegliata dal torpore perché si stava letteralmente strozzando per la foga del mangiare. In breve, si era resa conto di aver quasi terminato un tiramisù per 20 persone destinato ad una cerimonia del giorno dopo. La sensazione di ribrezzo per le condizioni in cui si trovava, la vergogna di essere stata scoperta dal marito e dover spiegare la mancanza del dolce l’avevano fatta cadere nel baratro più profondo: era disperata, ma anche pronta per un cammino personale che nel giro di poco più di un anno l’avrebbe portata ad un maggior rispetto di sé stessa e alla perdita di quasi 30 kg.

Nelle persone che esprimono i loro disagi attraverso i disturbi alimentari  ho riscontrato una continua richiesta di conferme, di lodi ed apprezzamenti da parte degli altri. In questo modo esse finiscono per fare sempre ciò che gli altri si aspettano da loro. Si rinuncia alla vera identità a favore di un modello: quello che è più giusto fare, quello che è più coerente, ciò che è indispensabile.

I bisogni altrui sono messi sempre in primo piano rispetto ai propri, c’è sempre qualcosa di più importante e utile da fare. Queste persone si prodigano così tanto per gli altri che  nel momento in cui non ricevono ringraziamenti ed apprezzamenti si sentono … derubate.

Derubate della loro identità, che in qualche modo cercano di compensare attraverso il cibo e finendo nel vortice dei senso di colpa. Spesso questo non viene compreso se non con l’inizio di un serio cammino psicologico.

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Dott.ssa Emanuela Scanu

Dott.ssa Emanuela Scanu

Psicologa e Coach alimentare

www.emanuelascanupsicologa.com

Identità annullate: Storie di Donne e di cibo- by Emanuela Scanu ultima modifica: 2019-09-02T13:44:15+01:00 da admin